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Stampa: Al Mandela Forum di Firenze c’è Moira Orfei

SUELLEN SFORZI NUOVA AVVENTURA IN …..

Moira Orfei in questi giorni è con il suo circo al Mandela Forum di Firenze

 

Longobardi

Agli animalisti che la contestano risponde con la schiettezza di sempre: «Ma perché non si fanno assumere in incognito e vengono a verificare come trattiamo i nostri animali?». Lei è Moira (Miranda all’anagrafe) Orfei, figlia d’arte di Riccardo (Orfei, clown) e Violetta Arata, circense. Nata il 21 dicembre del 1931, la signora festeggia in questi giorni al mandela Forum di Firenze con un nuovo spettacolo i cinquant’anni di circo e annuncia una rentrée a Napoli a Natale prossimo. Una vita, la sua, passata sempre all’ombra di un tendone e sempre sotto i riflettori: quelli della pista, ma anche del cinema e della tv. Trapezista, acrobata, cavallerizza, soprattutto domatrice di elefanti, Moira è il simbolo del circo in Italia, anche se deve la sua popolarità al cinema e ai 47 film girati a fianco di registi come Germi, Fellini e Risi. Ma a scoprirla fu Dino De Laurentiis, vero signora Orfei? «Sì, è vero. Venne al circo, mi vide e mi propose di fare un film. Dissi subito di sì. Fu lui a suggerirmi di chiamarmi Moira, mi mise nelle mani della sua equipe e mi disse: non cambiare mai look, chi cambia spesso non ha personalità». E lei non ha mai cambiato, la sua figura è riconoscibile tra mille, il trucco pesante, il toupet… «Sono capelli miei. Anche mia nonna aveva capelli così, e mia nipote che si chiama Moira ha chiome che le arrivano alle caviglie». Il suo ultimo film risale al ’90, un classico «Vacanze di Natale». Le arrivano ancora proposte? «E come no! Ma che vuole, per fare un film ci vogliono tre – quattro mesi, e io non posso lasciare il circo per tanto tempo. Quando ho voglia di comparire faccio una presenza in tv». Ma di quegli anni al cinema che cosa le è rimasto più impresso? «Non i kolossal mitologici. Certamente “Signore e signori”, “Casanova con Mastroianni e i film con Totò: “Totò e Cleopatra” e “Il monaco di Monza”». Come lo ricorda? «Un vero signore. Se c’era bisogno dava la sua sedia anche alla sarta, mi ha insegnato molto e mi è stato molto vicino… una volta mi prestò la sua auto con l’autista per correre a un debutto, a Bologna». Ma perché ha smesso? «Vuole la verità? Volevano farmi spogliare e io ho detto di no, non ho mai fatto vedere le tette, anche se il mio corpo lo permetteva e lo permette anche adesso, visto che ho vent’anni di ginnastica speciale alle spalle». Ma ha nostalgia di quegli anni? «No, era un lavoro duro. A volte si lavorava anche quindici ore al giorno per finire un film, erano tutte produzioni con pochi soldi, anche quelle con Franco e Ciccio e io spesso lavoravo anche senza paga pur di finire, non mi davo arie come questi qui di oggi, per questo tutti mi volevano. E poi, sa, a me il cinema è servito». A che cosa, signora? «A farmi un nome, così è cresciuto anche il pubblico al circo. Ancora oggi la gente mi conosce per avermi visto al cinema o in tv e viene al circo per vedermi da vicino. Ora soffro ancora i postumi di una frattura a un ginocchio, arrivo in pista su una carrozza tutta rosa, piena di luci, fiori… insomma, entro come Moira Orfei… c’è un’ovazione ogni volta». Eppure qualcuno la fischia, gli animalisti sono sempre sul piede di guerra. «E chi se ne frega… Ogni giorno spendo quindici milioni per dare da mangiare agli animali del mio circo, lo sa lei che cosa mangia un elefante? Un quintale di fieno, dieci chili di zuccherini… Solo una volta successe una tragedia, in Iran». Racconti. «Ecco, eravamo là e rimanemmo bloccati dalla guerra civile, il produttore scappò negli Usa con tutti i soldi, gli animali morirono bruciati. Ci salvò Achille Lauro che mandò una sua nave a prenderci, lo fece solo per carità di patria, non chiese mai soldi». Altri napoletani che si sono incrociati con lei? «Mi piace Gigi D’Alessio». E del cinema di oggi? «Non amo quasi nulla, ho visto il film di Pieraccioni, bruttissimo, meglio Boldi e De Sica, fanno ridere sul serio». Un po’ come al circo? «Vede, per me l’allegria è fondamentale, anche nei miei spettacoli. Alla gente piace così, anche se ora ho inserito un po’ di musica in più e dieci ballerini-cantanti che fanno uno stacchetto a ogni numero». Ma per lei il circo cos’è? «È la vita. Quando abitavo a Roma per me due mesi erano come due anni, invece questi cinquant’anni in pista sono passati come un lampo tra viaggi, spettacoli, un viavai così frenetico… non lo cambierei per nulla al mondo».

 

Moira Orfei in questi giorni è con il suo circo al Mandela Forum di Firenze

 

Da Il Mattino del 30-12-05

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