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Stampa: Continua il successo del Cirque Eloize

SUELLEN SFORZI NUOVA AVVENTURA IN …..

 

AL BELLINI

 

Eloize, la poesia del circo nomade

Il regista Finzi Pasca racconta il suo «carnevale notturno» tra Kusturica e Pina Bausch e il fascino della memoria

 

 

Andrea Spinelli Loro lo definiscono «un carnevale notturno di canzoni, danza e acrobazie». Ma «Nomade» del Cirque Eloize è forse qualcosa di più. È poesia, è dolcezza, è una piccola voce interiore che crepita nostalgie sottili. Quelle cullate su un’altalena illuminata dalla luna, vagheggiate sotto un velo nuziale, carezzate dall’acrobata in volo nel vuoto, perché il nomadismo, a detta del regista Daniele Finzi Pasca, è uno stato mentale e non solo movimento. Da quell’ombelico del mondo circense che sembra essere diventato il Québec, plana da martedì a domenica 11 al Bellini uno degli spettacoli più folgoranti e raffinati che si siano trovati ultimamente ad abbandonare il tendone per approdare nei teatri. In 12 anni di attività, infatti, questa compagnia di fantasisti canadesi, svizzeri, tedeschi, francesi, polacchi, guineiani, s’è costruita replica su replica una reputazione seconda solo al mastodonte Cirque du Soleil, toccando 200 città in 20 nazioni. Un’attività tanto frenetica da spingere pure il fratello maggiore a prenderla sott’occhio. Così, la scorsa primavera, Finzi Pasca ha giocato la carta più importante dela sua carriera firmando la regia di «Corteo», lo spettacolo con cui il Cirque du Soleil tenta di sottrarsi dalle sabbie mobili in cui era franato dopo l’addio a Franco Dragone, il regista di Cairano che grazie al successo di spettacoli come «Alegria», «Quidam» e «O», l’ha trasformato in un colosso dell’entertainment nordamericano. Lo svizzero Finzi Pasca, di origini ferraresi così come il belga Dragone è di origini campane, ha costruito il suo lavoro sulla frase di Dalì secondo cui «alla luce del giorno noi ricerchiamo inconsciemente le immagini rimaste prigioniere dei nostri sogni, ed è per questo che, quando tracce del sogno ci vengono incontro noi proviamo l’emozione del già vissuto». Una visione delle cose identica a quella del Cirque Eloize (parola che significa «lampi di luce») che in questo spettacolo immagina un viaggio nella memoria compiuto col favore delle stelle, dal crepuscolo all’alba, perché in quel momento le possibilità sono infinite e perché, come dicono i pescatori delle Isole della Madeleine, patria del fondatore della compagnia Jeannot Painchaud, «di notte il cielo è più grande». I tableaux dello spettacolo s’incastrano uno nell’altro come in un lungo pianosequenza, depositando tra le memorie ondulate dal tempo contorsioni strabilianti e volteggi disegnati in cielo da un sensuale drappo rosso, matrimoni alla Emir Kusturica (alcune musiche sono di Goran Bregovic) e coreografie alla Pina Bausch. «La fotografia blocca la realtà in una sospensione strana», sottolinea Finzi Pasca. «La mia immaginazione attinge alla memoria degli antenati. Così nasce il mio circo. I nonni sanno consolarti con storie che fanno guarire. Con il Teatro Sunil di Lugano lavoro in questa direzione, insieme a un gruppo di attori con i quali alcuni anni fa in un ospedale di Calcutta, mentre da volontari accudivamo i malati terminali, ho compreso il potere lenitivo del gesto. Il senso della carezza come etica della scena».

 

Da Il Mattino del 04-12-05

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