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Un bergamasco farà ballare il tango al suo cavallo

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Un bergamasco farà ballare il tango al suo cavallo
 
L’American Circus (che per anni in Italia abbiamo conosciuto come Circo Americano) allinea star e vedette di 14 nazionalità, con nomi di grido come i saltatori Palazovj, il clown Andrew Philips, gli Elastonautes, lo stesso Flavio Togni con sessanta cavalli. Ma, tra tutti, e proprio a proposito di cavalli, trova posto anche un bergamasco, Pasquale Beretta. Il quale, quando non fa incetta di premi nei concorsi internazionali di Alta scuola o Attacchi, o si esibisce nella Plaza de Toros spagnole, addestra e alleva cavalli a Spirano, in un grande centro di sua proprietà.
Stasera sarà l’ospite d’onore. O la grande sorpresa, se preferite: il suo numero, dicono gli esperti, è unico, un tango danzato a cavallo, accompagnato da Francesca Mini.
Come si arriva a far danzare il tango a un cavallo?
«Con tante ore di prova e tanta pazienza. Bisogna vivere insieme al cavallo, allenarsi ogni giorno. Ma poi non è che sia così difficile, se si sfruttano il più possibile i movimenti naturali dell’animale: ci sono passi e andature più complicate».
Può darsi, ma dicono che nessuno danzi il tango a cavallo.
«Questo no, nessuno lo ha fatto prima di me. La prima volta fu dieci anni fa, davanti al barone Albert Moyerson, un maestro. Forse ha sentito parlare di suo figlio Filippo, per anni nazionale italiano di equitazione. Questa di stasera, ad ogni modo, sarà la prima volta al circo».
Come è nata questa idea?
«Da un invito dei Togni, che conosco da anni. Ci siamo incontrati la prima volta alla Fieracavalli di Verona, una delle più grandi d’Europa, al Galà. Abbiamo subito stretto amicizia: condividiamo la stessa passione. Il suo invito mi ha fatto molto piacere: da bambino restavo rapito ad ammirare le evoluzioni dei cavalli del circo, e sognavo di fare lo stesso. Ora posso coronare questo sogno».
Perché ha ripreso in mano, se si può dire così, il vecchio esercizio?
«È stata una curiosa coincidenza, perché tra qualche giorno sarò a Travagliato a esibirmi proprio con il tango. E allora ho pensato che fosse bello fare una prova generale al circo, davanti a tanta gente, con i riflettori addosso. È un test per noi e per il cavallo».
Non è uno stress, per i cavalli, essere sottoposti a queste prove?
«Non più di quanto lo sia per noi».
Ma nel mondo animale il circo non c’è.
«Se siamo realisti, il circo è il meglio che possiamo augurare loro. Pensi a quando, non secoli, ma pochi decenni fa, i cavalli erano impiegati nel lavoro dei campi o nel trasporto delle merci, sfiancati da 10-12 ore di lavoro con carichi e sforzi eccezionali. O pensi a quando erano usati in guerra. Nessuno diceva niente, allora. Oggi i miei cavalli sono artisti e sono coccolati, sono nutriti quasi meglio di noi e trattati con ogni cura».
P. G. N.
(da L’Eco di Bergamo)

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