Il Circo di Roma «prigioniero» in Tunisia
La titolare Rina Florans: «Siamo arrivati qui con un contratto in regola di una società del posto»
Settantacinque persone aspettano di conoscere il loro destino. Il problema riguarderebbe mancati pagamenti per 150 mila euro
di CLAUDIA SVAMPA
TUNISI — Le quattordici tigri sono chiuse in gabbia da quattordici giorni. Sono nervose e ruggiscono intrecciandosi nel corto passeggio. Ma non sono le sole. Con loro i leopardi, gli elefanti, un immenso rinoceronte e poi i cavalli, i pony e gli asinelli, gli struzzi, le zebre, per un totale di un centinaio di animali, aspettano di sapere se ci sarà il diluvio. Se dovranno imbarcarsi e rientrare in Italia. E’ vero, non é l’arca di Noé ma potrebbe sembrarlo e l’aria che si respira é quella cupa che anticipa una tempesta. Già annunciata dalle prime tuonanti denunce, presentate alle autorità locali e alla nostra ambasciata a Tunisi, da parte dei titolari del «Circo Città di Roma» in tournée a Tunisi dal maggio scorso e che da due settimane si sono trovati costretti a dover sospendere gli spettacoli, su richiesta del governatore di Tunisi, in attesa dei mancati pagamenti concordati con gli impresari locali in fase di contratto. Dopo le prime settimane di lavoro infatti gli accordi economici contrattuali non sono stati rispettati, con mancati pagamenti per circa 150 mila euro che stanno mettendo a dura prova la resistenza della carovana circense italiana. Ora il circo é fermo, le luci spente, gli spalti vuoti e 75 persone aspettano di sapere cosa accadrà, reclamando il rientro in Italia. Ci sono 13 bambini con loro, la più piccola, Alessia non ha ancora due mesi, é nata a cento passi dal tendone del suo circo, nella clinica di Berges du Lac, in terra tunisina. Ed é la nipote di Rina Bizzarro, in arte Rina Florans, anni fa unica domatrice in Europa, insignita anche dalla Regina Elisabetta d’Inghilterra, ad esibirsi in un numero spettacolare con i due leoni Aziza e Atlas – che le furono regalati cuccioli dall’allora presidente egiziano Nasser – protesi delicatamente a ricevere la bistecca direttamente dalle labbra della donna. Nella sua roulotte Rina, insieme ai fratelli Alvaro ed Elio racconta questa triste avventura tunisina. «Siamo arrivati qui con un contratto in regola firmato con una società tunisina in associazione con la cassa regionale per lo sviluppo delle attività giovanili del governatorato di Tunisi. Amiamo e conosciamo questo paese, la nostra famiglia é circense da quattro generazioni e in Tunisia ci siamo esibiti anche nel palazzo del Bey, alla sua presenza alla fine degli anni ’50 e poi, in seguito con il presidente Bourguiba che ci chiamava ad ogni suo compleanno». Questa volta invece il circo – il cui nome é legato ad una sottoscrizione fatta proprio nella Capitale e promossa dal quotidiano «Il Tempo» nel ’66 per sanare gli ingenti danni al circo riportati a seguito dell’alluvione di Firenze – non ha trovato il successo promesso. E soprattutto il compenso pattuito: gli assegni della società partner tunisina si sono rivelati scoperti.
Domenica 21 luglio 2002
Salerno (Italy) – 22 July 2002 – 13:29:52
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